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Digitale Neuroscienze

La Rivoluzione Digitale, secondo le Neuroscienze

Il segnale acustico di un telefono libero, seguito dai suoni di una sequenza numerica rapidamente composta, e poi un baccano infernale di rumori confusi e gracchianti, a tratti assordanti.

Erano i primi mesi del 2000 e nell’ascoltare questi suoni, provenienti da una piccola scatoletta dal colore grigio chiaro con dei led rossi lampeggianti, posta sull’ingombrante case del PC a cui era stata appena installata, esclamai:

«Ma che caaaz…?!»

Erano i primi mesi del 2000 e mi dissero che quella scatoletta, che si chiamava modem, consentiva al PC di raggiungere altri suoi “simili”, anche a distanza di chilometri, nel giro di una manciata di secondi (troppi, anche per l’epoca). Erano i primi mesi del 2000 e io a questa spiegazione non potei far altro che rispondere con:

«Ma che caaaz…?!»

Erano i primi mesi del 2000, e a casa mia era arrivato internet.

Fast-forward a oggi.

Sto scrivendo queste righe, battendole sulla tastiera retroilluminata del mio laptop. Oltre al cavo dell’alimentazione, non ci sono altre connessioni visibili. Eppure, sono connesso a internet alla velocità di circa 100 mega al secondo (sulla carta…). Come è possibile?! Ovvio, il Wi-Fi. Quello che solo un paio di decenni fa poteva sembrare un’autentica stregoneria, ora è così naturale che quasi non ci facciamo più caso. Anche il fatto stesso che, molto probabilmente, state leggendo queste righe dallo schermo del vostro smartphone mentre siete seduti sul WC a fare… altre cose, è un esempio lampante di quanto il digitale sia profondamente compenetrato nella nostra vita quotidiana.

Con ogni probabilità, siamo ancora lontani dagli scenari terribili e affascinanti partoriti dalla mente visionaria di autori quali William Gibson e Bruce Sterling – i “papà” del cyberpunk –, ma non ci sono dubbi che, in questo primo quarto di millennio, le potenzialità delle tecnologie digitali sono andate ben oltre quelle offerte da un obsoleto modem 56k, tali da essere oramai parte integrante della nostra società senza quasi soluzione di continuità e plasmare, in modo più o meno tangibile, il nostro modo di pensare, di percepire, di elaborare le informazioni, di imparare, di emozionarci, di comportarci e di interagire con gli altri. E di usufruire di siti e servizi pornografici, ovviamente.

In altre parole, le tecnologie digitali hanno plasmato il modo di funzionare del nostro cervello.

Ma non è questa la novità: qualunque studioso o appassionato di neuroscienze (l’insieme di discipline, spesso molto diverse tra loro, che studiano il sistema nervoso, ndr) sa che una delle caratteristiche fondamentali del cervello è quella di essere plastico, ossia di modificarsi costantemente in reazione a qualsiasi tipo di stimolo, esterno o interno. Se non lo sapevate, sapevatelo.

La domanda fondamentale non è allora se le tecnologie modificano il nostro cervello, ma bensì come esse lo cambiano.

Lo cambiano in meglio o in peggio? Aumentano le possibilità del nostro cervello, o ne compromettono altre? Possono creare dipendenza? Ci aiutano o ci fanno del male? Se ci aiutano, come poterle sfruttare al meglio, per il nostro benessere fisico e psicologico (le due cose coincidono, ndr)? Se ci fanno male, come evitare o almeno limitare i danni? Che futuro si prospetta, da ora ai prossimi decenni? Ma soprattutto, se dalla doppia spunta si capisce che ha visualizzato, perché diamine non risponde?!

La risposta a queste domande è, «complessa, sfumata e desolatamente incompleta». Eppure, sarà il mio obiettivo fornirvi quotidianamente di informazioni, novità, spunti, riflessioni, suggerimenti, strategie e forse qualche volta persino soluzioni sul tema dell’interazione tra digitale e cervelli, basandomi su ricerche scientifiche e sulla mia esperienza professionale.

Ah, mi chiamo Francesco Di Muro, sono uno psicologo, e nello specifico mi occupo di neuropsicologia clinica (valutazione e potenziamento), counseling (ma non chiamatemi “counselor” che ve meno!), informazione e divulgazione.

Il mio ritratto in pixel art! Ci ho messo due pomeriggi per farlo, pixel per pixel…

Essendo appassionato di tecnologie digitali sin da bambino – quando passavo ore a creare capolavori d’arte moderna con Paint o a combattere duelli a base di insulti a Monkey Island – e di neuroscienze sin dal primo anno di università – quando ancora non sapevo si chiamassero così –, ho deciso di unire queste due correnti e di farle scorrere simultaneamente. Ho infatti una particolare predilezione nell’impiegare, accanto agli strumenti “classici” della mia professione, anche le moderni tecnologie digitali (smartphone, consulenze online, app, videogiochi…). Inoltre, fornisco aiuto alle persone che vogliono migliorare il loro rapporto con tali tecnologie, promuovendone un uso più produttivo, sano e consapevole.

Se l’unione di queste due cose continua a sembrarvi bizzarra, non vi preoccupate: il mio invito è restare qui e continuare a leggere. Capirete che non sembra, lo è.

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